Assistenza familiare: 173.000 lavoratori regolari in meno in quattro anni mentre il fabbisogno cresce
I lavoratori domestici regolari calano per il quarto anno consecutivo, quasi metà del settore resta sommerso e l'età media sale. Le proiezioni indicano oltre due milioni di assistenti familiari necessari entro il 2029, in larga maggioranza stranieri. I numeri e le implicazioni per chi assume.

L'assistenza familiare è il settore in cui il divario fra ciò che serve e ciò che esiste è più ampio, e anche quello in cui è meno visibile: non produce code né liste d'attesa pubbliche, ma si scarica interamente sulle famiglie.
Quattro cali consecutivi, in piena transizione demografica
I lavoratori domestici con almeno un contributo versato sono stati 804.464 nel 2025, in calo del 2,3% sull'anno precedente: è il quarto arretramento consecutivo, per una perdita di circa 173.000 posizioni regolari in quattro anni. La composizione intanto è cambiata: le badanti hanno superato le collaboratrici domestiche e rappresentano ormai il 51,3% del totale. Si riduce cioè proprio il lavoro di cura, quello che la demografia renderebbe più necessario.
Due numeri che vanno letti insieme
Il dato sui regolari non misura il lavoro effettivo. Con un tasso di irregolarità stimato intorno al 48,8%, quasi un rapporto su due sfugge alla registrazione. Per una famiglia questo significa esposizione contrattuale e assicurativa; per una struttura o una cooperativa significa competere con un mercato informale sul prezzo. È anche la ragione per cui un canale di ingresso regolare e tracciabile ha un valore che va oltre la semplice disponibilità di personale.
Le proiezioni al 2029
Le stime di settore indicano un fabbisogno di oltre 2,2 milioni di lavoratori domestici entro il 2029, dei quali circa il 69% stranieri e in larga parte non comunitari. Qualunque giudizio si dia sulle proiezioni, la direzione non è controversa: la quota di lavoro di cura che dovrà essere coperta da personale estero è destinata a crescere, e con essa il valore di una filiera di reclutamento ordinata.
Serve una qualifica formale per l'assistenza familiare?
Non sempre è obbligatoria, ma è ciò che distingue un inserimento che dura da uno che fallisce dopo poche settimane. Formiamo su movimentazione dell'assistito, igiene, somministrazione delle terapie prescritte, riconoscimento dei segnali di allarme e italiano della relazione quotidiana.
Possiamo assumere per una cooperativa e non per una singola famiglia?
Sì, ed è il caso in cui la formazione preventiva rende di più: una cooperativa può standardizzare il profilo in uscita, pianificare gli inserimenti e assorbire la variabilità dei turni, cosa che una famiglia da sola non può fare.
Gestite assistenza domiciliare o residenziale?
Vi aiutiamo a costruire un percorso formativo all'estero calibrato sui vostri protocolli, così che chi arriva sia operativo e non da formare da zero.
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