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Mercato del lavoro5 min

Carenza di manodopera in Italia: i numeri reali, i settori più colpiti e cosa possono fare le imprese

Quasi un'assunzione su due in Italia è difficile da coprire. Analizziamo i dati Excelsior-Unioncamere, i settori in maggiore sofferenza e le leve concrete, incluso il reclutamento extra-UE, per chiudere il divario.

La carenza di manodopera non è più un problema congiunturale: è diventata una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano. I dati del sistema informativo Excelsior, curato da Unioncamere con il Ministero del Lavoro, raccontano un'economia che programma assunzioni in volumi consistenti ma fatica sistematicamente a trovare le persone.

44,8%
delle assunzioni programmate nel primo semestre 2026 indicate come di difficile reperimento
2,87 mln
di assunzioni programmate dalle imprese italiane nel primo semestre 2026
59,8%
difficoltà di reperimento nelle costruzioni, il valore più alto fra i settori
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imprese che prevedono di assumere personale extra-UE

Il quadro generale: quasi un'assunzione su due è difficile da coprire

Nel primo semestre del 2026 le imprese italiane hanno programmato circa 2,87 milioni di assunzioni. In quasi il 45% dei casi hanno però segnalato difficoltà a reperire le figure ricercate. È un dato che merita di essere letto con attenzione: non significa che quei posti resteranno vacanti, ma che il tempo di copertura si allunga, la qualità della selezione si abbassa e il costo complessivo del reclutamento cresce.

Il dato si mantiene su livelli elevati anche nei mesi successivi. A settembre 2026 le entrate programmate dalle imprese sono state circa 565 mila, con una difficoltà di reperimento intorno al 44%. La costanza del valore, più che il suo picco, è ciò che segnala un problema strutturale.

Perché le imprese non trovano personale

Excelsior distingue due cause principali della difficoltà di reperimento, ed è una distinzione che cambia radicalmente la strategia da adottare.

  • Mancanza di candidati — non ci sono abbastanza persone che si propongono per quella posizione. È il caso tipico dei mestieri tecnici e manuali, dove la base di offerta si è assottigliata per ragioni demografiche e di percezione sociale del lavoro.
  • Preparazione inadeguata — i candidati ci sono, ma non possiedono le competenze, le certificazioni o l'esperienza richieste. Qui il problema è di mismatch formativo, non di numeri.

I settori più colpiti

La difficoltà di reperimento non è distribuita in modo uniforme. Alcuni comparti superano stabilmente la soglia del 55%, ovvero più di un'assunzione su due risulta problematica.

SettoreDifficoltà di reperimentoProfili più critici
Costruzioni59,8%Carpentieri, muratori specializzati, operatori di macchine, elettricisti di cantiere
Legno e mobile59,6%Falegnami, addetti a macchine a controllo numerico, verniciatori
Metalmeccanica ed elettronica55%Saldatori certificati, tornitori, manutentori meccanici, tecnici elettronici
Media nazionale44,8%Trasversale a tutti i comparti
Difficoltà di reperimento per settore, dati Excelsior-Unioncamere · Scorri per vedere tutta la tabella

Guardando oltre il breve periodo, le previsioni Excelsior indicano che fra il 2026 e il 2029 le imprese del Made in Italy potrebbero assumere oltre 900 mila lavoratori, circa un terzo di tutte le nuove entrate attese nel mercato del lavoro. Per diversi profili professionali la difficoltà di reperimento prevista supera il 55%.

Il fattore demografico

Nessuna analisi della carenza di manodopera è completa senza la demografia. La popolazione in età lavorativa in Italia si sta contraendo, e la contrazione è più marcata proprio nelle fasce di età da cui tradizionalmente provengono gli ingressi nei mestieri tecnici. Questo significa che, a parità di ogni altra condizione, il bacino nazionale di candidati per molte qualifiche continuerà a ridursi nei prossimi anni.

È in questo quadro che va letto un dato dell'indagine Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne: circa un'impresa su tre prevede di ricorrere a personale extra-UE. Non si tratta di una scelta ideologica ma di una risposta aritmetica a un bacino interno che non è sufficiente a coprire il fabbisogno.

Cosa possono fare concretamente le imprese

  1. Distinguere il fabbisogno reale dalla ricerca abituale

    Molte aziende continuano a cercare un profilo esattamente come lo cercavano dieci anni fa. Rivedere mansionario, requisiti di ingresso e disponibilità a formare internamente riduce spesso la difficoltà di reperimento prima ancora di allargare il bacino.

  2. Programmare su orizzonti di 6–12 mesi

    Il reclutamento extra-UE tramite decreto flussi segue un calendario amministrativo rigido, con finestre di precompilazione e click day definiti per decreto. Le aziende che pianificano il fabbisogno con mesi di anticipo accedono alle quote; quelle che si muovono a ridosso della scadenza no.

  3. Valutare i canali fuori quota

    L'articolo 23 del Testo Unico sull'immigrazione consente l'ingresso fuori quota per i lavoratori che hanno completato programmi di formazione professionale e civico-linguistica approvati nei Paesi d'origine. Per molte imprese è un canale più prevedibile del click day.

  4. Investire nella preparazione pre-partenza

    La differenza fra un inserimento riuscito e uno fallito raramente sta nella competenza tecnica. Sta nella lingua, nella comprensione delle norme di sicurezza e nella gestione pratica dell'arrivo. Sono tutti elementi che si possono affrontare prima che il lavoratore arrivi in Italia.

  5. Misurare la ritenzione, non solo l'assunzione

    Un inserimento che si interrompe dopo tre mesi ha un costo superiore a una posizione rimasta vacante. Il supporto post-arrivo — alloggio, pratiche, mediazione linguistica, affiancamento — è la variabile che determina se l'investimento di reclutamento si ripaga.

Domande frequenti

Qual è la percentuale di assunzioni difficili da coprire in Italia?

Secondo il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel primo semestre 2026 il 44,8% delle assunzioni programmate è stato indicato come di difficile reperimento, su un totale di circa 2,87 milioni di entrate previste.

Quali settori soffrono di più la carenza di personale?

Le costruzioni registrano la difficoltà più alta con il 59,8% delle assunzioni programmate, seguite dal comparto legno e mobile al 59,6% e dalla metalmeccanica ed elettronica al 55%.

Assumere lavoratori extra-UE è una soluzione praticabile?

Sì, ed è una scelta che circa un'impresa italiana su tre prevede di compiere. Richiede però programmazione: il canale ordinario passa dal decreto flussi con quote e click day, mentre il canale dell'articolo 23 consente l'ingresso fuori quota per chi ha completato percorsi formativi approvati all'estero.

Quanto tempo serve per inserire un lavoratore extra-UE?

I tempi dipendono dal canale utilizzato e dai tempi istruttori degli uffici competenti. Per questo motivo consigliamo alle aziende di ragionare su un orizzonte di pianificazione di 6–12 mesi fra la definizione del fabbisogno e l'inserimento effettivo in organico.

Hai un fabbisogno di personale da coprire?

Analizziamo insieme i profili che cerchi, il canale di ingresso più adatto e i tempi realistici. Il primo confronto è senza impegno.

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